RDC: ragioni e possibili implicazioni dell’intervento militare ugandese

Il 30 novembre 2021 l’Uganda ha annunciato un’operazione militare congiunta nella regione orientale della limitrofa Repubblica Democratica del Congo (RDC) contro il gruppo armato islamista Allied Democratic Forces (ADF), responsabile secondo le autorità ugandesi di una serie di attacchi esplosivi di basso profilo che hanno colpito Kampala e altre aree del Paese nei mesi di ottobre e novembre 2021 (gli attacchi sono stati rivendicati dal gruppo islamista Stato Islamico, in cui una fazione interna dell’ADF, probabilmente la più consistente numericamente, denominata “Madina at Tauheed Wau Mujahideen”, si identifica almeno dal 2019 – ad oggi non è chiara la natura effettiva del legame fra i due gruppi).

Figura 1 Nobili

Le autorità congolesi hanno successivamente confermato che sono in corso operazioni congiunte con le forze speciali ugandesi.

Secondo quanto riferito dalle fonti ufficiali l’operazione è consistita in una prima fase di attacchi aerei e di artiglieria contro le posizioni ADF nell’area e una, successiva, in cui i militari ugandesi hanno fatto ingresso (con veicoli blindati/militari) in territorio congolese. Secondo alcune fonti i soldati ugandesi avrebbero fatto ingresso in RDC attraversando il valico di Nobili (Nord Kivu). Alcuni testimoni avrebbero segnalato la presenza di almeno 30 veicoli e due carri armati.  Leon-Richard Kasonga, portavoce dell’esercito congolese ha dichiarato che le forze speciali congolesi, supportate da unità speciali ugandesi, sono impegnate in operazioni di ricerca per la cattura dei miliziani in fuga dalle basi colpite dagli attacchi aerei.

Non sono noti il numero di effettivi ugandesi attualmente schierati nell’area, la durata temporale dell’operazione e l’esito delle prime fasi dell’azione (in termini di miliziani ADF neutralizzati e basi del gruppo distrutte o sotto il controllo dei soldati ugandesi o congolesi). L’ultima operazione militare ugandese nota nell’area risale al 2017 (contro ADF).

Fuoco di artiglieria ed esplosioni sono stati segnalati in particolare nelle aree dei distretti di Watalinga (Nord Kivu), Boga e Tchabi (Ituri). Altri scontri intensi sono stati segnalati presso il ponte Semuliki.

Nel mese di novembre 2021, a seguito degli attacchi di Kampala, il presidente ugandese aveva annunciato che i miliziani ADF sarebbero stati ricercati ovunque si trovassero. Nei giorni successivi agli attacchi di Kampala, le autorità ugandesi hanno condotto diverse operazioni di sicurezza in varie aree del Paese che sono consistite in arresti di massa e eliminazione fisica di soggetti sospettati di legami con il gruppo.

L’intervento ugandese in RDC sembra essere stato accolto in modo ambivalente dalla popolazione locale. Alcuni residenti intervistati dalle stampa hanno espresso preoccupazione per la presenza di militari ugandesi nell’area, considerati, insieme a quelli ruandesi, responsabili di atrocità e abusi a danno della popolazione civile locale durante la guerra del 1998-2003. Alcune autorità provinciali si sono d’altra parte dichiarate favorevoli all’intervento, considerato utile al contenimento delle attività militari dell’ADF.

Il gruppo ADF è tipicamente molto attivo nelle aree di Beni e Irumu, dove è considerato responsabile di gran parte delle vittime civili causate dal conflitto.

Figura 2 Numero degli attacchi compiuti da ADF in RDC da gennaio a novembre 2021. Fonte: Jane's

Oltre al rischio derivante dalle operazioni militari congiunte contro le postazioni ADF, l’intervento militare ugandese in RDC potrebbe determinare un aumento significativo delle tensioni con il Rwanda. Nel breve periodo il Rwanda potrebbe incrementare l’assistenza ai gruppi ribelli anti-ugandesi operativi in RDC, circostanza che implicherebbe un ulteriore aumento del rischio di scontri armati.  Un eventuale intervento diretto ruandese in RDC sarebbe indicativo di un significativo aggravamento delle tensioni regionali e potrebbe implicare il rischio di un conflitto fra truppe ugandesi e ruandesi.

In Uganda, l’intervento militare e la stretta repressiva operata dalle autorità sull’ADF, potrebbe ispirare attacchi di basso profilo compiuti da soggetti o piccoli gruppi ideologicamente affini o collegati all’organizzazione.

Il primo dicembre 2021, l’ambasciata cinese in RDC ha diffuso un avviso in cui esorta i propri cittadini a evacuare le province di Nord e Sud Kivu, e Ituri a seguito di una serie di attacchi che hanno coinvolto cittadini cinesi nell’area nei giorni scorsi. Quattro persone, tra cui due lavoratori cinesi, sono state uccise il 24 novembre in un attacco compiuto nei pressi di una miniera d’oro a Damblo, nel territorio di Djugu (provincia di Ituri). Almeno otto cittadini cinesi risulterebbero dispersi. Il 21 novembre cinque lavoratori cinesi sono stati sequestrati nei pressi di un sito di estrazione dell’oro vicino a Mukera nel territorio di Fizi (provincia del Sud Kivu). Gli eventi sono stati attribuiti al gruppo armato ribelle Cooperative for Development of the Congo (CODECO) e sembrano connessi a un recente aggravamento delle tensioni fra residenti e operatori economici stranieri del settore estrattivo.  

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